Spool Precision18

Dal rame alla fibra, l'evoluzione del cavo HDMI alla continua rincorsa degli aggiornamenti dello standard

Modifiche sostanziali sono intervenute da uno/due anni a questa parte nell’ambito dei cablaggi HDMI. L’evoluzione dello standard HDMI e delle sue capacità in termini di mole di dati e velocità di trasmissione ha indotto i produttori a individuare sistemi alternativi di trasmissione. In quest’ambito la sempre maggiore convenienza, unitamente alle facilitazioni di stesura e all’affidabilità di prestazioni, ha reso molto popolare l’impiego della tecnologia ottica attiva AOC (Acitve Optical Cable), soprattutto per le connessioni di una certa lunghezza. L’approssimarsi dell’introduzione dello standard HDMI nella versione 2.1, di fatto già rilasciato ma non ancora diventato realtà di mercato, porterà un’ulteriore accelerazione al passaggio dal rame alla fibra ottica? E da che punto in avanti quest’ultima risulta giustificata nelle situazioni di installazione domestica?

Una prima comprensione dell’evoluzione dello standard HDMI, sarà di aiuto a comprendere anche le conseguenze che tale evoluzione ha comportato negli strumenti di trasmissione, primo fra tutti il cavo di connessione.

1) La prima versione dello standard HDMI risale al 2002: HDMI 1.0. La sua massima larghezza di banda era 4.95Gbps con supporto ai dischi DVD e Blu-ray, lo standard per il video ad alta definizione Rec.709 e 8 canali di audio surround PCM a 24bit / 192kHz. In altre parole parliamo di video con risoluzione Full HD a 1080p e audio surround 7.1.

2) Nel 2004 la prima evoluzione alla versione HDMI 1.1 aggiunge il supporto per il DVD-Audio, formato che all’epoca sembrava poter prendere piede. Mentre nel successivo 2005 veniva rilasciata la versione HDMI 1.2 con l’aggiunta del supporto DSD, un ulteriore formato audio lossless di stretta derivazione dai SACD.

3) Nel 2006, l'introduzione della versione HDMI 1.3 interviene in ambito video aumentando la larghezza di banda fino a 10.2Gbps. Supporta lo spazio colore xvYCC, 2,8 maggiore dell’ormai ristretto ambito sRGB, e amplia il supporto audio ai formati surround digitali Dolby TrueHD e DTS-HD MA. Successivamente, sono state rilasciate una serie di ulteriori implementazioni comunque di minore entità: 1.3a, 1.3b, 1.3b1 e 1.3c. Nello stesso anno viene lanciato sul mercato da Samsung il primo lettore Blu-ray al mondo dotato di interfaccia HDMI.

4) Nel 2009, con la prima versione HDMI 1.4, si comincia a parlare di 4K (4K 30p e supporto 3D); viene anche aggiunta la funzione di trasmissione di rete Fast Ethernet (100Mbps).

5) Il 2013 vede il salto alla versione HDMI 2.0 con un considerevole aumento della larghezza di banda gestibile (da 10.2Gbps a 18Gbps) con supporto di segnali 4K 60p e compatibilità con la profondità di colore Rec.2020 nonché 32 canali audio.

6) Nel 2015, HDMI 2.0 vede due ulteriori implementazioni: HDMI 2.0a che introduce il supporto al formato HDR10, e HDMI 2.0b che aggiunge il supporto all’HLG (Hybrid Log Gamma), formato HDR sviluppato specificamente per le trasmissioni televisive.

7) Nell’ormai “lontano” 2017 viene presentata l’HDMI 2.1, implementazione che porta la larghezza di banda gestibile fino a 48Gbps, con supporto dei formati 8K / 60Hz, 4K / 120Hz, profondità colore di 16bit e gestione dati HDR dinamici, ovvero Dolby Vison, sistema più accurato dell’HDR10 che è basato su metadati statici. Ad oggi gli apparati che supportino lo standard HDMI 2.1 non sono ancora presenti sul mercato.

Precision18 30m SourceConnector

Come si evince dai (sommari) contenuti descrittivi l’evoluzione dello standard HDMI, dalla versione HDMI 1.0 a quella HDMI 2.1 (peraltro non ancora in uso), la risoluzione e la frequenza dei fotogrammi del segnale sono andate sempre più aumentando, il che ha significato un conseguente aumento della mole dei dati (un segnale 4K risulta 4 volte “più grande” di quello a 1080p). Se, metaforicamente, considerassimo il cavo come fosse una sorta di tubo nel quale scorrono i dati, potremmo dire di avere avuto bisogno, attraverso le varie evoluzioni dello standard HDMI, di un tubo sempre più grande per trasmettere una mole sempre crescente di dati. Ora, la conduttività del cavo di rame che viene tradizionalmente impiegato nelle connessioni HDMI, è fondamentalmente determinata dal numero dei filamenti che lo compongono. Maggiore è questo numero, migliore sarà la conduttività, il che determina che se si vorrà aumentare la quantità e la velocità del segnale di trasmissione, anche le dimensioni e il peso del cavo in rame dovranno inevitabilmente aumentare con tutte le conseguenze che ne conseguono.

Non solo. Il più grande limite di una connessione HDMI in rame è dato dall’impossibilità di supportare una trasmissione a lunga distanza. Naturalmente dipende dalla qualità dei materiali impiegati e della realizzazione, ma in termini generali si può affermare che superando i 10 metri di stesura, un cavo HDMI in rame possa cominciare ad accusare delle perdite di informazioni. Inoltre laddove la richiesta di velocità di trasmissione aumenti, l’attenuazione risulterà maggiore con conseguente perdita di segnali o riduzione della risoluzione. Per gestire la trasmissione di segnali HDMI a 18Gbps risulta spesso molto difficile l’impiego di cavi HDMI in rame che superino i 12 metri, se non di ottima qualità.

A questo punto sorge spontaneo chiedersi come risulti possibile trasmettere segnali a 48Gbps, 56Gbps o larghezza di banda maggiore. Il cavo tradizionale risulta troppo corto e quindi la sua applicazione non potrà che essere decisamente limitata. Per molte installazioni, che siano domestiche o semi professionali, la connessione HDMI in rame appare come insufficiente a far fronte alle richieste dei segnali più evoluti, sia sotto il puro aspetto prestazionale, sia, cosa non trascurabile, sotto l’aspetto pratico di installazione e posa in opera. Sotto questo aspetto la domanda del mercato si indirizza verso una connessione HDMI che risulti più leggera, più sottile e con capacità di assicurare prestazioni su maggiori lunghezze. Tutti questi aspetti, tecnologici e pratici, hanno portato allo sviluppo ed al progressivo affermarsi della tecnologia HDMI AOC.

Allo stato attuale l'AOC HDMI presente sul mercato utilizza fondamentalmente una soluzione ibrida: filo di rame e fibra ottica, il primo per DDC (Display Data Channel) “handshake” e il secondo per la trasmissione dei segnali. Per quest’ultimo scopo si rende necessario sottoporre il segnale a due trasformazioni fotoelettriche nel suo percorso dalla sorgente del segnale al dispositivo di visualizzazione. Il vantaggio di questa tipologia di connessione risiede nel fatto che la fibra ottica risulta essere molto sottile e leggera, mantenendo contenuto il peso del cavo, ma la cosa più importante è che la perdita di trasmissione della fibra per chilometro è quasi trascurabile nonché sono pressoché eliminate le interferenze elettromagnetiche. Tutti elementi che concorrono a risolvere il problema della trasmissione di segnali a lunga distanza su cavo HDMI.

Questi aspetti positivi non rendono l’impiego del cavo HDMI AOC esente da problematiche. La circuitazione integrata che provvede alla conversione fotoelettrica del segnale necessita ovviamente di una tensione di alimentazione. Una tensione insufficiente andrà ad influenzare la qualità dell'immagine, ad esempio fornendo un risultato meno luminoso e contrastato con una maggiore rumorosità. Infatti talune connessioni (vedi cavi Blustream AOC della serie Precision) prevedono la presenza di una connessione microUSB per un’alimentazione supplementare di 5V proprio al fine di consentire il supporto di dispositivi con basso voltaggio in uscita. Dal momento che il cavo HDMI in rame non presenta questi problemi, possiamo affermare che, al momento, per la trasmissione a breve distanza, il cavo ottico attivo non si pone come sostituto del cavo in rame, almeno fino a quando segnali a larghezza di banda elevata (ossia quelli che richiedono necessariamente la versione HDMI 2.1) non si renderanno normalmente disponibili.

Naturalmente il discorso cambia laddove sia necessario stendere connessioni HDMI con lunghezze che eccedano i 20 metri. Gli aspetti prestazionali e di installazione fanno dell’opzione HDMI AOC la soluzione ideale per quanto l’espansione del mercato non ne favorisca l’economicità in assoluto. Spesso però l’alternativa è quella di dotarsi di apparati che utilizzino sistemi di comunicazione via CAT per la trasmissione di segnali HDMI con tecnologie più o meno evolute per consentire l’inoltro di segnali 4K HDR a 18Gbps su lunghe distanze (vedi HDBaseT e relativi hardware di estensione) con costi sicuramente non più convenienti di un cablaggio diretto HDMI AOC. Forse l’aspetto più problematico rimane quello della canalizzazione del cavo HDMI, notoriamente non così facilmente realizzabile per via delle dimensioni dei terminali e dell’impossibilità di una terminazione a posteriori. A questo proposito i costruttori (vedi Blustream Serie Precision) terminano i propri cavi ad una estremità con un connettore mini HDMI con adattatore standard rimuovibile proprio per agevolarne la posa in opera.

Precision18 AOC

Quindi, riassumendo, possiamo a ragione ritenere che la connessione HDMI AOC possa risultare la connessione del futuro. Sicuramente le problematiche di tensione insufficiente e l'alta temperatura possono essere risolte (e già lo sono in parte) migliorando le prestazioni del chip di conversione fotoelettrica. Il cavo HDMI in rame potrà nel frattempo porsi come valida soluzione ad alte prestazioni all'interno di lunghezze di 10m/15m, fino a venire via via soppiantato con l’avvento delle nuove esigenze di gestione di segnali ulteriormente impegnativi.

sito blustream


Dante logo

La lingua di DANTE (Digital Audio Network Through Ethernet)

In prossimità del lancio di nuovi prodotti Blustream dedicati all'interfacciamento e alla gestione di dispositivi all'interno di una rete Dante, cerchiamo di fare conoscenza con questa piattaforma che in pochi anni si è affermata come standard nell'ambito dell'audio professionale. Quanto segue riporta informazioni direttamente dal sito Audinate, azienda che ha sviluppato la piattaforma Dante.

Dante è una soluzione di rete multimediale completa e rappresenta lo standard di fatto per una rete multimediale digitale. Dante consente la distribuzione di media digitali multicanale non compressi tramite reti Ethernet standard, con una latenza pressoché azzerata ed una sincronizzazione perfetta.

Panoramica

Dante è diventata la soluzione di rete multimediale completa supportata dalla maggior parte dei produttori di audio professionale. Consente la distribuzione di audio digitale tramite reti Ethernet standard, le stesse reti utilizzate per la trasmissione dati in casa o in ufficio. In sostanza Dante è stato progettato per consentire ad audio, comunicazioni di controllo e tutti gli altri dati di coesistere tranquillamente sulla stessa rete.

Unitamente ad una eccezionale qualità audio, Dante aggiunge una bassissima latenza ed una sincronizzazione quasi perfetta. La sua intuitiva interfaccia utente unitamente alle funzionalità disponibili per la gestione della rete consentono di impostare e configurare anche le reti più complesse in modo semplice e rapido, facilitando enormemente l'integrazione del sistema.

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Dante: quali vantaggi?

Facilità d’uso – Con Dante l’inoltro del segnale e la configurazione del sistema risultano operazioni veloci, semplici e incredibilmente flessibili. Il software Dante Controller, scaricabile gratuitamente, è in grado di rilevare automaticamente ogni dispositivo presente sulla rete, consentendo all’utente di instradare istantaneamente l'audio, etichettare opportunamente i dispositivi e configurare la rete, il tutto con pochi clic del mouse.

Standard di fatto – Dante realizza il sogno dell'interoperabilità. Non c’è altra tecnologia di rete che possa vantare di essere adottato da un così elevato numero di produttori AV. Le possibilità di installare e configurare liberamente prodotti Dante compatibili dei principali costruttori mondiali risultano pressoché infinite. Un’unica rete può ospitare qualsiasi prodotto Dante compatibile di qualsiasi produttore.

Economicità – Basta solo un cavo per fare tutto. Dante consente di eliminare i fasci di cavi pesanti, costosi, analogici o multipolari, sostituendoli con semplici cavi CAT5e, CAT6 o in fibra ottica: basso costo e immediata disponibilità. Basta un cavo per ciascun dispositivo, una soluzione semplice, leggera ed economica. Dante va ad integrare la trasmissione dei media e le comunicazioni di controllo per l'intero sistema su un'unica rete IP standard.

Versatilità – Le prerogative proprie del sistema Dante ne consentono l’estrema scalabilità: dal semplice accoppiamento di una console ad un computer, a reti complesse per la gestione di migliaia di canali audio. Le reti risultano espandibili e riconfigurabili in qualsiasi momento, con pochi clic del mouse, utilizzando indirizzamenti logici anziché connessioni fisiche punto-punto.

Qualità eccezionale – Dal momento che l'audio viene trasmesso in modalità digitale, non diventa più necessario preoccuparsi delle interferenze provenienti da altre apparecchiature elettriche, dei fenomeni di diafonia tra cavi o degrado del segnale sulle lunghe tratte di cavo. Molti dispositivi Dante compatibili supportano la cosiddetta ridondanza "glitch-free" (priva di errori), consentendo a una rete secondaria identica di funzionare contemporaneamente e subentrare immediatamente se necessario, senza interruzioni nel flusso di dati audio.

Completa integrazione con Windows e Mac - Workstation audio digitali, lettori multimediali basati su software, Skype e altre applicazioni sono facilmente integrabili nella rete tramite Dante Virtual Soundcard o Dante PCIe card, con il pieno supporto di ASIO e WDM su Windows e Core Audio su Mac OS X.

Come funziona?

Detto semplicemente, in un dispositivo Dante compatibile, l'hardware prende l'audio digitale e lo "impacchetta", ossia segmenta il segnale audio e lo “confeziona” in pacchetti IP (Internet Protocol) idonei alla trasmissione attraverso una rete Ethernet. I pacchetti contengono informazioni di temporizzazione e indirizzi di rete di origine e destinazione, consentendo loro di essere instradati in modo efficiente attraverso la rete verso la destinazione corretta.

Quando un dispositivo riceve pacchetti audio Dante, li “scarta” e li ricostruisce in un flusso audio digitale continuo, che viene quindi riprodotto, registrato o elaborato digitalmente, a seconda del ruolo di quel dispositivo nel sistema audio.

I dispositivi hardware Dante supportano una latenza eccezionalmente bassa (nell'ordine di microsecondi, anziché millisecondi), supportando così agevolmente le comuni applicazioni a bassa latenza come, ad esempio, il monitoraggio in tempo reale durante la fase di registrazione.

Clocking

La sincronizzazione del Clock è un aspetto fondamentale per il corretto funzionamento di qualsiasi rete audio digitale. Affinché i pacchetti audio risultino perfettamente sincronizzati attraverso la rete, tutti i dispositivi devono condividere le medesime informazioni di temporizzazione. Ciò si ottiene con la presenza di un unico “master clock”, che abbia il compito di fornire informazioni di sincronizzazione per tutti i dispositivi. Dante assicura che il clock con le caratteristiche di maggiore stabilità e precisione diventi automaticamente quello principale, il “master clock”. Tutti gli altri dispositivi si agganceranno automaticamente su quel dispositivo, eliminando eventuali problemi di temporizzazione della rete.

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Blustream DA11AU - Convertitore 2 canali audio analogico -> Dante®

Dante Controller

La configurazione di una rete Dante è un’operazione estremamente semplice. L’applicazione software gratuita Dante Controller consente un’agevole gestione del routing e dei dispositivi, rilevandoli e identificandone automaticamente la presenza sulla rete. In termini pratici tale processo di configurazione si riduce al collegamento dei dispositivi ad uno switch Ethernet, nonché al collegamento di un computer allo stesso switch. Dante Controller visualizzerà rapidamente tutti i dispositivi connessi alla rete consentendo immediatamente l’impostazione del routing audio. Lo stesso software offre anche le funzioni di monitoraggio della rete, tra cui la rilevazione della latenza, l’integrità del clock, eventuali errori dei pacchetti e l’utilizzo della larghezza di banda.

La funzionalità offerte dal software Dante Controller nella gestione dei dispositivi consente una facile configurazione di parametri quali: frequenze di campionamento, personalizzazione dei nomi dei dispositivi ed etichettatura dei canali, controllo della latenza e eventuali ulteriori funzioni proprie del singolo dispositivo. Dante Controller infine ottimizza automaticamente la configurazione del clock, impostando automaticamente il “master clock” identificando il più preciso tra i dispositivi di rete o, se lo si preferisce, rinviando a un ingresso di word clock esterno.

Una volta configurata la rete, Dante Controller e il relativo computer possono essere rimossi dalla rete essendo ulteriormente richiesti unicamente nel caso di modifiche al sistema impostato e nel caso si desideri mantenere attivo il monitoraggio del sistema stesso. L’instradamento del segnale e le altre impostazioni di sistema risultano memorizzati nei dispositivi Dante e vengono, di conseguenza, ripristinati automaticamente ad ogni successiva riaccensione del sistema.

Ridondanza senza errori

Molti dispositivi Dante compatibili supportano la ridondanza senza errori (glitch free) dual link. È possibile disporre di una rete secondaria, che trasporti contemporaneamente una copia esatta del traffico audio della rete primaria. Entrambe le reti funzionano contemporaneamente, consentendo all'audio di continuare senza interruzioni nel caso la rete primaria cessi di funzionare per qualsiasi motivo.

Hardware di rete

Dante è basato sullo standard di rete e, pertanto, supporta hardware e cavi Ethernet di facile reperibilità. Nella maggior parte dei casi è possibile effettuare i collegamenti ed avviare la trasmissione audio senza nemmeno la necessità di configurare lo/gli switch.

Nelle applicazioni in cui la stabilità della rete risulti un elemento essenziale, è possibile configurare switch compatibili con la DiffServ Quality Of Service (QoS) – Qualità di servizio a Servizi Differenziati – in modo di supportare le priorità QoS presenti in tutti i pacchetti Dante. QoS consente la sincronizzazione del clock e il traffico audio per avere la priorità su qualsiasi altro traffico che condivide la rete. Ciò consente a una tipica LAN Ethernet utilizzata per la posta elettronica, Internet e il trasferimento di file di essere utilizzata anche come rete audio Dante.

Un'infrastruttura di rete Ethernet Gigabit è naturalmente da preferirsi per le applicazioni Dante, per via della sua elevata capacità di larghezza di banda. È supportata anche una rete Ethernet a 100 Mbps, ma la capacità del canale sarà ridotta e la latenza sarà inevitabilmente maggiore. Dante inoltre supporta la connettività in fibra ottica per le installazioni in cui sono coinvolte lunghe distanze.

Dante Virtual Soundcard

Dante Virtual Soundcard è un'applicazione software semplice e di immediato utilizzo che collega le applicazioni audio di un computer alla rete Dante. Si tratta di una scheda audio virtuale che crea un'interfaccia audio Dante utilizzando la porta Ethernet esistente sul computer senza che sia richiesto alcun hardware aggiuntivo.

Utilizzando Dante Virtual Soundcard, un computer può essere facilmente integrato nella rete come Digital Audio Workstation per la registrazione e la riproduzione multitraccia, come dispositivo di riproduzione per applicazioni audio consumer (ad es. ITunes, Windows Media Player) o come interfaccia audio per Skype o altre applicazioni per conferenze. Dante Virtual Soundcard supporta ASIO e WDM su Windows e Core Audio su Mac OS X.

Risultati immagini per dante audio

“Avevo costantemente collegati il mio synth al mixer, ad una scheda audio, con cavi Midi e ogni sorta di altra tipologia di connessione. Perché impiegare tutte queste tipologie di cablaggi quando si potrebbe integrare il tutto in una singola rete?”

Partendo da questo interrogativo legato alla sua esperienza diretta, Aidan Williams nel 2003 gettò le basi per la creazione e lo sviluppo dello standard Dante. Oggi la sua azienda, AUDINATE, distribuisce la piattaforma digitale Dante in tutto il mondo. Sono oltre 1600 gli apparati delle maggiori marche in tutto il mondo che oggi supportano Dante e .........l’implementazione continua……


Il multiroom è un sistema che permette di ascoltare musica in tutta la casa gestendo i brani da una unica sorgente (come ad esempio uno smartphone) senza la necessità di avere diversi impianti in differenti ambienti. E’ importante capire come strutturare tale impianto tecnologico analizzando pro e contro di ogni possibile soluzione. Il dilemma resta sempre lo stesso: costruire un impianto con il filo o senza?

Leggi tutto: Multiroom: cable o wireless?


Negli ultimi anni la tecnologia ha fatto passi da gigante, rendendo le nostre case al passo con le continue innovazioni.  In particolare, abbiamo approfondito il concetto di domotica e le possibili soluzioni per rendere una casa completamente gestibile da smartphone o tablet.

Generalmente strutturiamo la nostra casa ponendo nella sala principale la maggior parte delle apparecchiature audiovisive. Televisore, consolle e impianto audio sono spesso posizionati nello stesso ambiente e se abbiamo voglia, ad esempio, di ascoltare la musica di un cd in un’altra stanza, dobbiamo necessariamente dotarci di un altro impianto e spostare fisicamente il cd che contiene il brano. Questa operazione ha un peso economico dato dalla necessità di dover acquistare diversi impianti per poter ascoltare la musica e comunque ci costringe in un unico ambiente, rendendo tutto limitante, considerando che le nostre giornate sono particolarmente dinamiche e spesso ci spostiamo da una stanza all’altra.

Leggi tutto: Il Multiroom porta la musica in tutta la casa


HRA 

Breve guida alla scoperta dell'audio ad Alta Risoluzione

Fra gli appassionati dell’era digitale che inseguono una riproduzione musicale ad altissimo livello, l’argomento di maggior dibattito oggi è rappresentato dalla capacità o meno di ottenere un suono definitivo mediante l’impiego di file audio ad Alta Risoluzione. Ma in sostanza di cosa si tratta, cosa è necessario per poterne usufruire e dove è possibile reperire i contenuti? La disamina che segue non ha la presunzione di risultare esaustiva in tal senso e potrebbe apparire come una semplificazione dell’argomento (che naturalmente ha molteplici implicazioni e sfaccettature), intende solo descrivere alcuni elementi di base essenziali per un primo approccio ed una migliore comprensione.

 L’anno da poco concluso ha visto l’audio ad alta risoluzione (HRA o HD-Audio) raggiungere una fetta sempre più ampia di pubblico grazie all’introduzione sul mercato di dispositivi e servizi che hanno fatto dell’HRA il loro principale elemento di novità e comunicazione. Andiamo dal PonoPlayer di Neil Young al supporto per l’audio ad alta risoluzione da parte di Smarphone ed anche al lancio di servizi online con streaming HRA (vedi Qobuz e Deezer e Tidal), e questi non sono che pochi esempi del “rumore” generato intorno all’audio HD.

 Da dove ha preso le mosse questa tendenza e dove si sta dirigendo il mercato?

 Da quando l’industria del settore ha iniziato ad allontanarsi dai supporti fisici per la distribuzione della musica (CD e Vinile, nonostante la rinascita di quest’ultimo), molti utenti, soprattutto quelli con maggiore “predisposizione tecnologica”, hanno avviato la tendenza in primo luogo al download digitale di musica da siti come Amazon e iTunes, quindi hanno ampliato le possibilità, rivolgendosi ai servizi di streaming online, vedi YouTube e Spotify ad esempio. Anche il fenomeno della pirateria digitale ha giocato un suo ruolo...anche se assolutamente criticabile. Chi ascoltava attraverso supporti fisici, per risparmiare è passato al download illegale di MP3 con l'ausilio di software quali: Napster, WinMX, Emule, etc... Al di là delle considerazioni etiche, è importante rilevare come tutti questi siti offrano normalmente musica in formato compresso con bitrate relativamente bassi (256kbps i file AAC di iTunes e 320kbps i file MP3 in streaming da Spotify). Questo significa formati che non sono in grado di offrire una resa qualitativa all’altezza delle esigenze di un appassionato che voglia il massimo risultato dalla propria musica preferita. L’impiego dei sistemi di compressione con perdita di informazioni comporta che una parte dei dati della registrazione originale vengano persi definitivamente durante il processo di codifica, con conseguente sacrifico della risoluzione a vantaggio della convenienza di ottenere file di dimensioni più ridotte e, quindi, più facilmente distribuibili. Questo ovviamente potrà essere considerato sufficiente per un ascolto distratto o di accompagnamento, tramite un iPod o uno smartphone magari mentre si è in autobus, ma i veri appassionati di musica desiderano qualcosa di più, maggiore fedeltà, maggiore qualità, maggiore capacità di coinvolgimento. E’ qui dove entra in gioco l’audio ad alta risoluzione, o HRA, acronimo coniato dalla Consumer Electronics Association.

Astell & Kern, Shanling, LG, Samsung, Sony, Fiio, sono solo alcune delle aziende che hanno lanciato sul mercato prodotti idonei alla riproduzione di file audio ad alta risoluzione unitamente ad un sempre crescente numero di siti web che offrono il download di file musicali di qualità superiore al CD. Ora il supporto alla musica HRA si è ampliato con il contributo delle major e dei musicisti.

 Ma cosa significa in sostanza, ovvero cos’è l’“Audio ad Alta Risoluzione”?

HRA pict

 Un primo aspetto rilevante riguarda il fatto che contrariamente a quanto accade nel mondo video in cui per potersi dire ad “Alta Definizione” il segnale deve necessariamente rispettare certi criteri, in ambito audio non esiste uno standard universale che identifichi l’audio ad alta risoluzione. 

La tendenza dominante è quella di definire ad Alta Risoluzione l’audio che possa vantare una frequenza di campionamento ed una profondità di bit superiore a quella del CD, ossia superiore a 16-bit/44.1kHz. I file audio ad Alta Risoluzione utilizzano normalmente frequenze di campionamento di 96kHz o 192kHz a 24-bit, ma è possibile anche rilevare file con frequenze di 88.2kHz e 176.4kHz.

Per frequenza di campionamento si intende quante volte al secondo, durante il processo di digitalizzazione (= conversione in digitale delle onde sonore analogiche dell’evento musicale), venga prelevato un campione del segnale originale. Ovviamente maggiore risulterà questa frequenza, maggiore sarà la ricostruzione dinamica in digitale del segnale originale, in altre parole la fedeltà. Allo stesso modo maggiore sarà il numero di bit (Bit depth o profondità di Bit), maggiore sarà l’accuratezza descrittiva del segnale (in altre parole la risoluzione), disponendo di una maggiore quantità di bit di informazioni presenti per ogni campione rilevato. Risulta pertanto evidente il salto qualitativo che possa intervenire nella riproduzione di un segnale audio che porti con sé una dotazione di informazioni di 24 bit rispetto ad uno di “soli” 16 bit.

The Digital Entertainment Group, Consumer Electronics Association e The Recording Academy hanno, unitamente alle case discografiche (Sony, Universal e Warner in primis), messo a punto una definizione formale di audio ad Alta Risoluzione: 

"Audio non compresso in grado di riprodurre nella sua completezza la gamma sonora derivante da registrazioni masterizzate da sorgenti musicali con qualità superiore a quella del CD". Accanto a questa definizione sono state identificate quattro categorie di registrazioni basate sulla sorgente di partenza utilizzata per la creazione del file audio, categorie definite Master Recording Qualities che consentono, tramite un’etichettatura a tre lettere, una immediata evidenziazione dei contenuti:

    • MQ-P: registrazione derivante da una sorgente master PCM in formato almeno 48kHz/20 bit o superiore (contenuti tipicamente a 24/96 o 24/192).
    • MQ-A: registrazione derivante da una sorgente master analogica.
    • MQ-C: registrazione derivante da una sorgente master CD (contenuti a 44.1 kHz/16 bit) in cui tali master CD vengano impiegati come materiale sorgente per un processo di upsampling ad una maggiore risoluzione.
    • MQ-D: registrazione derivante da una sorgente master DSD/DSF (contenuti tipicamente a 2.8 o 5.6 MHz).

Esistono svariati formati di file audio ad alta risoluzione, tutti in grado di supportare le frequenze di campionamento e le profondità di bit su citate. Fra questi meritano menzione il formato FLAC (Free Lossless Audio Codec) e ALAC (Apple Lossless Audio Codec), entrambi definibili compressi ma non per quanto riguarda il contenuto di dati, bensì per lo spazio che vanno ad occupare (concettualmente sono l’equivalente in ambito audio dei file .zip, il cui contenuto una volta estratto ritorna analogo all’originale, senza perdita di alcuna informazione).

Altri formati includono i file WAV, AIFF e DSD, quest’ultimo rappresenta il formato audio impiegato per i Super Audio CD. Ognuno di questi annovera pregi e difetti su cui non ci addentriamo, la cosa determinante è il grado di compatibilità che possono vantare con un particolare dispositivo o sistema di riproduzione.

Il formato FLAC ha acquisito maggiore popolarità, facendosi preferire al WAV per via della minore occupazione di spazio e per un migliore supporto dei cosiddetti meta-data, ossia le informazioni che possono accompagnare il file, come ad esempio il titolo del brano e dell’album e il nome dell’artista. I formati ALAC e AIFF sono propri del mondo Apple e trovano largo impiego da parte degli utenti fedeli alla “Mela”.

Quali sono i vantaggi di un audio ad alta risoluzione?

Ovviamente il maggiore beneficio riscontrabile nell’ascolto di un file audio ad alta risoluzione riguarda un qualità sonora superiore rispetto ai file audio in formato compresso.

L’analisi degli aspetti tecnici legati ai diversi formati illustra in maniera evidente la ragione di questa disparità qualitativa. Compariamo ad esempio il dato di bitrate, ossia della quantità di informazioni trasferite nell’unità di tempo misurato in bit per secondo. Un file MP3 di elevata qualità offre un bitrate di 320kbps, mentre un file ad alta risoluzione a 24-bit/192kHz viene trasferito con un bitrate di 9216kbps. Come termine di raffronto rammentiamo che i CD audio hanno un bitrate di 1411kbps.

E’ evidente quindi che i file ad alta risoluzione (24-bit/96k o 24-bit/192kHz) potranno replicare in maniera più precisa e corretta la qualità audio con cui l’artista e gli ingegneri del suono hanno lavorato in studio.

Con una tale mole di informazioni in più, i file ad alta risoluzione sono in grado di offrire una maggiore resa dei dettagli, una maggiore ricostruzione ambientale ed una resa timbrica più accurata ed autentica, consentendo all’ascoltatore di vivere un’esperienza che si avvicina maggiormente alla ‘performance’ originale.

Naturalmente tutto ciò non esclude la possibilità che per alcuni tali differenze non risultino rilevabili. Nel qual caso ogni altro aspetto legato alla qualità e fedeltà della riproduzione audio rimane una disquisizione oziosa e priva di un valore riscontrabile.... 

Dove acquistare e scaricare file audio ad alta risoluzione?

Esistono svariati siti che offrono la possibilità di acquistare musica in formato ad alta risoluzione. Ne illustriamo solo alcuni fra i più gettonati:

HDTracks

E’ stato il sito pioniere e oggi di riferimento per la musica ad alta risoluzione. Vanta un catalogo di oltre 10,000 album. Per questo intrattiene stretti rapporti di collaborazione con le major discografiche. L’obiettivo è quello di creare il più ampio catalogo di file audio ad alta risoluzione disponibile.

Naim Label

Meglio nota per i suoi sistemi audio di qualità, la Naim opera anche proficuamente nella produzione musicale dando il proprio nome ad un’etichetta discografica specializzata in file ad alta risoluzione.

Sul suo sito è possibile reperire musica in tutti i formati dagli MP3 a 320kbps fino a file in formato WAV, FLAC e ALAC a 24-bit/192kHz. L’acquisto di un intero album in formato file va circa dalle 10 alle 18 sterline.

Linn Records

Il sito web della Linn rende disponibili download dei cosiddetti Studio Master in formato FLAC e ALAC a 24-bit/192kHz, 24-bit/96kHz, 16-bit/44.1kHz e MP3 a 320kbps. Il costo di un album Studio Master varia dalle 18 Sterline fino alle 10 se in qualità standard CD.

Bowers & Wilkins Society of Sound

Un altro famoso marchio Hi-Fi che ha affiancato alla sua attività principale quella di produzione e distribuzione di materiale musicale ad alta risoluzione, è la B&W sul cui sito sono disponibili svariati album in qualità Studio Master. Normalmente sono disponibili con risoluzione 24 bit ad un costo di 15 Sterline.

PonoMusic

PonoMusic è stata fondata dal leggendario artista rock Neil Young nel 2011 al fine di creare un movimento con l’obiettivo di ritrovare nella qualità l’anima della musica, ridando vita nel mondo digitale a quello che l’esperienza del vinile ha significato per gli appassionati. Accanto ai lettori digitali Pono Player hardware, sul sito è possibile acquistare innumerevoli file audio ad alta risoluzione tutti rigorosamente “DRM free” (Digital Right Management) ossia resi disponibili dall’artista in formato digitale e privi delle tecnologie utilizzate per la tutela del diritto d’autore, sia di major che di etichette indipendenti. Inoltre è reso disponibile per il download anche il software per un’ottimale gestione della musica liquida di derivazione JRiver (uno dei più famosi ed apprezzati Media Player disponibili).

Qobuz

Sito Francese che offre la disponibilità di ben 20.000 album ad alta risoluzione con file di qualità mai inferiore a quella del CD, anzi moltissimi sono in formato 24-bit/192kHz. La novità interessante è il servizio per usufruire di tali file ad alta risoluzione anche in streaming.

Technics Tracks

Il ritorno del marchio Technics in ambito AV ha coinciso con il lancio di un negozio virtuale con ampia dotazione di musica in alta risoluzione (si parla di disponibilità di decine di migliaia di brani).

Altri siti: 

    • 2L – Sito Norvegese che offre musica in format fino a 24-bit/96kHz e multicanale DSD
    • 7Digital – Download di file FLAC a 24-bit
    • Gimell– Download di file in formato Studio Master 5.1 a 24-bit/96kHz
    • HD Klassik – Download ad alta risoluzione esclusivamente di musica classica

Sony, Warner e Universal sono anch’esse in procinto di avviare la disponibilità di servizi di download per file audio ad alta risoluzione.

In ogni caso va ribadito il concetto per cui è assolutamente fondamentale avere le corrette informazioni sulla tipologia di file che si procede a scaricare e la conseguente compatibilità con gli strumenti, principalmente hardware, che saranno chiamati a riprodurli, onde evitare situazioni in cui ci si trovi con acquisti di file non utilizzabili come ci si sarebbe aspettato.

Cosa serve per riprodurre la musica ad alta risoluzione?

I prodotti sul mercato già da diversi anni sono pronti a riprodurre file ad alta risoluzione, dai sintoamplificatori AV, agli amplificatori stereo, ai sistemi musicali ‘all-in-one’. 

Come detto esiste comunque un certo grado di aleatorietà riguardo alla gestione delle tipologie di file e del massimo bitrate supportabile da parte dei diversi dispositivi di riproduzione.  Alcuni sistemi consentono la riproduzione di file al alta risoluzione direttamente dai dispositivi di memoria USB o da apparati in rete via Ethernet. Altra possibilità è quella di utilizzare file memorizzati su PC tramite un player software, dotando il PC di un DAC (normalmente via USB) che opererà convertendo in un segnale analogico il flusso di dati digitali provenienti dal computer ed inoltrando il risultato della conversione ad un amplificatore, a dei diffusori attivi o ad un amplificatore per cuffia (interno al DAC o separato)

Beninteso qualsiasi soluzione, hardware o software che sia, necessita dell’impiego di un player capace di gestire file audio ad alta risoluzione. Sonos ad esempio non gestisce risoluzioni maggiori di quella CD e, in ambito software, iTunes, per quanto in grado di riprodurre file in alta risoluzione, non è in grado di gestire file FLAC (se non con l’ausilio di software aggiuntivo).

In ambito MAC i software più diffusi sono Amarra e Channel D’s Pure Music. In ambito PC sicuramente Foobar 2000 e JRiver Media Center su tutti. 

Alta risoluzione mobile

L’audio ad alta risoluzione non è confinato ad un utilizzo in unione all’impianto hi-fi domestico. Diversi smartphone di ultima generazione (LG, Sony, Samsung) sono in grado di riprodurre musica con risoluzioni fino a 24-bit/192kHz. In ambito Apple e Android esistono comunque app, come ad esempio Onkyo HF Player che consentono di riprodurre musica in alta risoluzione su qualsiasi smartphone compatibile.

L’iPhone 6 con le sue dotazioni standard non supporta l’audio ad alta risoluzione, ma cresce il numero di dispositivi in grado di sfruttare l’uscita digitale via connessione lightning con il telefonino piuttosto che la normale uscita cuffia analogica.

La vera rivoluzione in ambito mobile è però intervenuta con l’avvento di machine dedicate esclusivamente alla riproduzione audio della massimo qualità che, a dispetto delle loro dimensioni contenute adottano tecnologie e componentistica all’avanguardia, senza dover dividere e condividere le proprie risorse con ulteriori funzioni non strettamente rivolte alla gestione della musica. Naturalmente tali dispositivi vantano un’ampia compatibilità con pressoché qualsiasi tipologia di file indipendentemente dalla risoluzione, anche se, risulta evidente, come la riproduzione di file ad alta risoluzione rappresenti la loro principale ragione d’essere, e l’appassionato di musica che intenda raggiungere il massimo della qualità anche quando non utilizzi il proprio impianto domestico, rappresenti il proprio target di riferimento.


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